L’Angolo dell’Arte: Sebastiano Colla, attore poliedrico e caleidoscopico

Conosco Sebastiano Colla da quando eravamo ragazzi. Poco più grande di me, con Sebastiano ci siamo trovati a frequentare lo stesso istituto superiore ed abbiamo iniziato le nostre carriere più o meno a cavallo dello stesso momento storico. Lui, da sempre attratto dal teatro, io irrimediabilmente richiamato dalla musica, iniziammo entrambi a calcare il palcoscenico da giovani. Luoghi diversi, certo e luci diverse hanno illuminato i nostri volti, ma lo stesso amore per l’arte ci ha uniti, seppur in percorsi differenti. Sebastiano Colla è un artista a tuttotondo, poliedrico, capace di mille sfumature diverse. Mescola mirabilmente dentro di sé, passione e professionalità che si uniscono inscindibilmente a tracciare un percorso che si snoda tra teatro, televisione e cinema.

Infatti, Sebastiano non è stato semplicemente in grado di riempire con la propria presenza scenica ed il proprio spessore professionale il palco di un teatro, ma ha dato anche vita e anima, sul piccolo schermo, a personaggi intensi e carismatici. La sua partecipazione alla fiction “Il Clandestino” su Raiuno, accanto a Edoardo Leo, ne è una dimostrazione: vestendo i panni di Filippo Recami, Sebastiano ha saputo infondere al personaggio una complessità e un’umanità che hanno stregato il pubblico.
Artista caleidoscopico, Sebastiano. A suo agio in vesti diverse, ma è il teatro che rappresenta e rimane il suo habitat naturale. Nella sua città, Velletri, Colla ha contribuito in modo determinante alla scena culturale locale, guidando giovani talenti attraverso laboratori intensivi prima presso il Teatro Tognazzi ed attualmente presso la Casa Delle Culture dove si è dedicato e si dedica, anima e corpo, a trasmettere non solo la tecnica ma soprattutto l’essenza ultima dell’arte teatrale: quella capacità di scandagliare e toccare l’anima e di raccontare verità profonde attraverso l’interpretazione. Nel suo lavoro con gli allievi, la missione è chiara: il teatro non è semplice spettacolo, ma un atto di profonda verità, un mezzo per esplorare e condividere le emozioni umane.

L’approccio di Colla al teatro e anche al cinema è quello di un ricercatore, quasi di un alchimista, sempre alla scoperta di nuove forme espressive e di nuovi linguaggi. Lungi dal cercare il facile consenso, ogni sua opera è frutto di un lavoro minuzioso e, prima di ogni altra cosa, di una prodromica ricerca interiore.
Ma il percorso di Sebastiano non si ferma qui. Colla è anche un regista, uno sceneggiatore ed ha portato avanti progetti cinematografici di spessore. Con il suo cortometraggio “Grande Edo”, ha ottenuto riconoscimenti importanti: nel 2023 è stato presentato al Festival Internazionale di Cinematografia Sociale “Tulipani di Seta Nera” all’interno del quale era spiccato con grande nitidezza per la capacità rara di rendere con profonda delicatezza e sensibilità una problematica molto sentita quale la diversità e la fragilità dei “diversi” in alcuni ambiti a noi molto familiari come ad esempio, le scuole. “Grande Edo”, però, è nel 2024 che si consacra quasi come fenomeno di costume quando viene scelto, tra molti altri corti, e proiettato al prestigioso Festival Entre Eux Cannes.
Questo cortometraggio condensa in circa dieci minuti un messaggio semplice quanto potente e, a tratti, rivoluzionario. Esso rappresenta con la maestria di pennellate delicate e sfumate, come la forza di una passione (in questo caso, l’amore del protagonista, Edo, per il teatro) possa divenire chiave per aprire le porte dell’inclusione vera e non chiacchierata. Edo, un ragazzo con una sindrome di down che vive nella propria scuola le difficoltà connesse alla propria “diversità”, riesce, facendo perno sul suo amore per il palcoscenico a calcare un sentiero di integrazione e normalizzazione e soprattutto riesce nel difficile percorso del superamento dei propri limiti. La passione che illumina, chiarifica, unisce e che si tramuta in una forza rivoluzionaria capace di trasformare anche le peggiori attitudini discriminatorie, figlie della nostra società, troppo spesso capace di includere, solo a parole.
“Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita.”
(Eduardo De Filippo)









