L’Angolo dell’Arte: Giancarlo Soprano, Maestro della Scultura e della Rappresentazione Artistica

Altre Notizie

Seduto, il gomito destro poggiato sul ginocchio, con indosso la tunica e i calzari. Lo sguardo pensieroso ed imperscrutabile rivolto alla sua città natale che si distende, morbida, ai suoi piedi tra campagna rigogliosa e uliveti. Questa è la visione che Giancarlo Soprano ha avuto di Cesare Ottaviano Augusto e che ha magistralmente realizzato. L’Augusto “pensatore”, come mi piace chiamarlo, campeggia in Piazza del Comune. Un omaggio al personaggio più autorevole della storia veliterna che offre bellezza e imponenza a chiunque si trovi a passeggiare all’ombra del Palazzo Comunale.

Nelle more della fervente storia artistica di Velletri, Giancarlo Soprano spicca come uno dei più grandi ed eclettici maestri contemporanei.Scultore e artista poliedrico, è stato colui che ha dato alla luce opere di straordinaria caratura, quale, ad esempio, la statua di Cesare Borgia vicina a quella di Augusto, la porta bronzea della Cattedrale di San Clemente ed anche un portone per il più grande santuario del Cile a Coquimbo. Oltre ad essere stato l’ideatore della Maschera del Carnevale Veliterno: Gurgumiello.

Figura carnascialesca emblematica che fonde insieme ironia e tradizione. È in questo personaggio, a tratti grottesco, che si incarna la parte genuina dell’identità popolare, trasmettendo, nel contempo, un messaggio di appartenenza alle radici e alle tradizioni locali venandola di quella vivacità caratteristica delle nostre parti.

L’elemento distintivo di questo mio nuovo incontro, illuminante come i precedenti, non è stato, però, il “fattore visivo”. Quando sono giunto a casa di Soprano, non c’erano opere ad attendermi. Nulla che io potessi osservare e da cui potessi trarre nutrimento per me stesso ed anche per questa rubrica. Ma posso dire, senza timore di smentita, che la grande opera da cui trarre linfa è stato proprio lui: Giancarlo Soprano. La sua energia, il suo vissuto, il suo eloquio forbito e la sua capacità di narrazione mi hanno completamente risucchiato in un vortice meraviglioso di racconti ed episodi incredibili. Sono sceso in un pozzo luminescente di vita, cultura e tecnica e ne sono riemerso ricco e appagato.

Giancarlo nasce a Velletri e cresce con l’arte nel cuore e il dono del disegno nelle mani.Qualsiasi superficie era la perfetta base per il giovanissimo Soprano per esprimere il suo insopprimibile afflato artistico: muri e finanche le scatole bianche delle scarpe che parenti e amici gli regalavano affinché lui potesse continuare a fare ciò che più amava. Tutto diveniva il tramite perfetto per trasmettere ciò che viveva dentro di lui. Giancarlo Soprano ha sempre sentito di essere destinato ad elevarsi dal contesto rurale in cui era nato e cresciuto. Un contesto umile e genuino in cui non esistevano libri e giravano pochissimi quotidiani.

“C’era solamente il libro cuore” – ha ricordato con malinconia, vagando a ritroso negli anni.
Un libro che lesse talmente tante volte da impararlo quasi a memoria. Poco meno che adolescente iniziò i suoi studi alla scuola dell’arte per poi proseguirli all’accademia. Nel suo lunghissimo percorso artistico ha disegnato anche per Paolo Portoghesi, ma fu un grosso masso di peperino scolpito con uno scalpello a regalargli un biglietto di andata per il magico mondo del cinema. Soprano lavorò per Dario Argento e fu il realizzatore della scena della galleria d’arte nel film che consacrò il regista romano: uccello dalle piume di cristallo. Tra le collaborazioni artistiche più importanti, spicca quella per la realizzazione della scenografia della II^ Edizione di “Tra le rovine di Velletri” con l’esecuzione di un enorme ritratto di Gian Maria Volontè. Oltre a questo, Soprano, ne eseguì anche altri. Ritrasse anche Eduardo e Tognazzi. Nel novero delle sue opere più significative, ricopre un posto d’onore, una straordinaria scultura in ferro, collocata nell’“Arte dell’Orto” di Claudio Marini. Quest’opera, imponente e simbolica, riflette la maestria e la passione di Soprano nel lavorare materiali grezzi, trasformandoli in vera e propria narrazione visiva.

Nonostante paia che Soprano abbia vissuto più vite, una di seguito all’altra, egli non ha mai avuto l’istinto di fermarsi. Anzi ha continuato a voler evolvere verso nuove frontiere per lui inesplorate.
A riprova di questo, oggi, è mosso dalla ricerca che avanza in direzione di un’evoluzione formale di poliedri regolari. La sua produzione si è trasformata in un dialogo tra tradizione e modernità, mostrando come l’arte possa e debba reinventarsi continuamente in un moto perpetuo di evoluzione e tracciamento di nuovi confini da voler costantemente travalicare.

Durante questo nostro straordinario colloquio, collage di pezzi di vita, scampoli di tecnica, visioni metafisiche e pensieri di vita quotidiana, Soprano ha non ha potuto esimersi dall’esprimere la propria amarezza per il rapporto che oggigiorno intercorre tra arte e politica, lamentando come gli artisti vengano spesso sottovalutati e sfruttati per scopi personali. Una sua frase mi ha ronzato in testa per parecchio tempo dopo che il nostro incontro si era concluso.

La domanda che ogni artista che si rispetti, almeno una volta nella vita si è sentito rivolgere:
“Che lavoro fai?
L’artista.
Sì, ma di lavoro, che fai?”.
Questa testimonianza condensa, più di mille altre parole e speculazioni, il sacrificio e la dedizione di chi fa dell’arte non solo un mestiere, ma una missione.

Giancarlo Soprano non è semplicemente un artista o uno scultore. È simbolo di trasformazione e resistenza culturale. Le sue opere non solo contribuiscono ad arricchire in maniera significativa il patrimonio di Velletri ma narrano storie meravigliose di passione, impegno e costante ricerca artistica. È nel suo lavoro che si riflette l’anima di un maestro che non smette mai di evolversi, cambiando pelle ma mai la propria essenza, confermando il suo ruolo di custode e innovatore dell’arte italiana.