L’Angolo dell’Arte: Maurizio Orsolini, il custode dell’Antico Sapere

Molte cose, mi è capitato di leggere sul conto dei Druidi, nel corso del tempo. Essi erano i sacerdoti dei Celti, custodi di sapienza antica, conoscenza e saggezza. Vivevano in luoghi isolati, mistici e carichi di una particolarissima energia. Se a Velletri esistesse mai lo speco di un druido, credo che questo si troverebbe in Via Padella, 27. Nascosto dal caos cittadino, proprio dietro l’antica chiesa di Sant’Antonio.

È lì che si anima il laboratorio di Maurizio Orsolini al cui interno vibra, tangibile, una passione annosa e vive e respira l’arte nella sua forma più pura ed inalterata. Un profumo incredibile, commistione perfetta di effluvi diversi, pervade quel piccolo ambiente, definendone quasi la sostanza. Il profumo è quello dell’argilla mischiato a quello della creta fresca, delle vernici e degli smalti. Accedere in quel luogo è stato come essere facoltizzati ad entrare in un mondo magico, dove la materia attende di prendere vita, sotto le mani di un maestro.

Maurizio Orsolini è un artista che ha avuto ed ha l’immenso pregio di intrecciare l’amore per la ceramica con il desiderio ardente di poter tramandare il suo sapere. Diplomatosi alla scuola d’arte, da cui era uscito con la stessa determinazione che oggi traspare nei suoi lavori, ha poi dedicato larga parte della sua vita all’insegnamento. Nella scuola d’arte, poi divenuta istituto d’arte, ha formato generazioni di giovani artisti, trasmettendo loro non solo tecnica, ma anche il rispetto per un mestiere antico e nobile.
Nello spazio in cui Orsolini, plasma le sue visioni oniriche, ogni particolare sembra poter narrare una storia: strumenti che paiono giungere direttamente da un tempo lontanissimo, lastre di argilla poggiate qua e là, in attesa di essere plasmate e pezzi finiti che brillano di vita propria. Non so dire cosa sia stato a colpirmi di più di Orsolini. Forse lo sguardo che non ha smesso per un istante di comunicarmi l’entusiasmo di chi ha creduto strenuamente e crede ancora in maniera inalterata nella forza creativa dell’arte. Forse è stata la sua immensa umiltà, un tratto che rende onore all’uomo prima ancora che al
maestro ceramista. O forse è stato l’orgoglio con cui mi ha mostrato alcune delle sue opere: sculture che sono in grado di parlare senza pronunciare un sol suono e di dialogare con l’anima di chi le osserva.
Ceramiche che fondono al loro interno l’essenza del fuoco, dell’acqua e della terra creando un unicum in cui le anime dei tre elementi sono ancora energeticamente vive, intonse e percepibili.

Ma è la verticalità, la tensione verso l’alto, in direzione di un iperuranio invisibile, il vero tratto distintivo delle opere di Orsolini. Quando ho chiesto a lui, numi su questa necessità di tendere verso le celesti sfere, Maurizio mi ha risposto con la semplicità che attiene solo ai grandi uomini. Perché è in alto che è possibile ravvisare speranza, il senso universale di una vita che non si esaurisce in una dimensione meramente terrena, la sacralità ed il significato profondo di ogni cosa. Poiché se non ci fosse un seguito a ciò che sappiamo di questa nostra vita, anche la vita stessa, per come finitamente la conosciamo, avrebbe poco senso.

Mi sono accorto di aver istintivamente classificato, dentro di me, Orsolini come un druido moderno.
Un animo elevato, un custode di un sapere ancestrale, un artista, un maestro che si è assunto la grande responsabilità storica di portare avanti con sé, una tradizione carica di memoria e significato.
Ho osservato le sue opere e non è stato difficile immaginarne la maestria. E mentre quasi visualizzavo le sue mani sapienti plasmare la materia, mi ha raggiunto, automatica, la speranza di non vedere mai dissipato e smarrito nel fiume del tempo che scorre inesorabile, questo immenso patrimonio di conoscenza. Anche questo come ogni altro bagaglio di sapere deve essere custodito e tramandato, come un bene prezioso per le future generazioni.

Il primo respiro che ho tratto appena fuori in strada è stato denso di nostalgia di quella nube odorosa di crete e argilla che mi ha accompagnato in questo ennesimo incontro folgorante. Quanti insegnamenti mi ha trasmesso in così poco tempo, il maestro ceramista Orsolini. Ma uno più degli altri: l’arte non è meramente creazione; è dedizione, pazienza, anima. E Maurizio Orsolini, con il suo lavoro, la sua passione e la sua umiltà, ne è davvero testimonianza vivente.










