Alla scoperta della villa di Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo, nelle campagne di Velletri

Nell’ottantesimo anniversario della morte di Filippo Tommaso Marinetti riscopriamo il legame tra la città di Velletri e l’estensore del Manifesto del Futurismo (1909). Pochi sanno del rapporto non episodico tra Marinetti, sua moglie Benedetta Cappa, le tre figlie Ala, Vittoria e Luce e la città laziale.
Ancor oggi, in contrada Rioli, i discendenti della famiglia possiedono la casa, poco distante dalla fermata ferroviaria “Sant’Eurosia”, sulla tratta Roma-Velletri, in cui Marinetti, dopo il suo peregrinare tra Parigi, Milano e Roma si riposa, negli anni precedenti alla caduta del Fascismo, prima di trasferirsi dopo il 25 luglio 1943 a Salò, sul lago di Garda, in una villa messagli a disposizione da un privato.
Come riferisce il prof. Marco Nocca, docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma, a Velletri, in questa residenza di campagna, sono stati depositati per anni i sette “Libroni”, vero e proprio Archivio globale del Futurismo, prima che le preziose carte emigrassero a Yale, acquisite dall’università americana. Proprio tra queste carte, digitalizzate completamente e disponibili in rete, un articolo pubblicato ne “Il Goliardo” (senza data) riporta, in “La nostra vita in Velletri” notizia di una matinée poetica futurista tra le campagne velletrane. Organizzata dal dottor Almachilde Ponti nel suo villino, allietata da vino “passatista” e paste “attualiste”, la mattinata vede il fondatore del Futurismo esibirsi, mostrando “le primizie” della scuola poetica futurista, insieme a Luciano Folgore, e Dinamo Correnti. Lo spettacolo ricava cento lire, “da devolvere all’Istituto per ragazzi abbandonati” che l’avv. Carraccio e il prof. Longo stanno per realizzare nella città laziale.

Benedetta Cappa, moglie di Filippo Tommaso dal 1926, ha un ruolo chiave nel legame del marito con queste contrade. Inizia a frequentare gli ambienti futuristi attraverso il fratello Arturo, che ha casa a Lanuvio, e qui riposa nel cimitero, segnalato da una lapide, in cui futuristicamente si celebra con un auto-epitaffio. Divenuta allieva di Giacomo Balla, nel suo studio nel 1918 conosce il futuro marito Filippo Tommaso Marinetti. Eclettica e sperimentatrice, definita dal marito “mia eguale, non discepola” Benedetta riesce ad emergere all’interno di un gruppo, dichiaratamente maschilista, grazie alle sue capacità, giocando un ruolo centrale nel movimento futurista italiano, soprattutto come fautrice della seconda generazione futurista. Nel 1929 è una delle promotrici, insieme a Balla, Depero, Dottori, Fillia, Marinetti, Prampolini, Somenzi e Tato del “Manifesto dell’Aeropittura”. Partecipa a cinque edizioni (1926, 1930, 1932, 1934 e 1936) della Biennale di Venezia (nel 1930 è la prima donna ad avere un’opera pubblicata nel catalogo della Biennale) e a tre della Quadriennale di Roma (1931, 1935, 1939).
Negli anni Trenta la “vigna Marinetti” – più volte citata da Italo Mario Laracca nel suo diario di guerra “Tra le rovine di Velletri” – ospita tutta la famiglia, proveniente da Roma, per lunghi periodi. Dalla cittadina laziale Benedetta si reca spesso a Lanuvio, in visita ai fratelli Arturo e Arnaldo Cappa, personaggi in vista nella cultura del tempo (anche Arnaldo è sepolto nello stesso borgo, dove vive tuttora la nipote Donatella Cappa). Dalla villa di Velletri l’ultima figlia, Luce Marinetti, per un anno durante la guerra si reca in città per frequentare il Liceo Classico “Antonio Mancinelli”, come riferivano alcuni suoi coetanei in una conversazione privata alcuni anni fa. Con ogni probabilità la fermata della stazione di S. Eurosia, sulla tratta Roma-Velletri, che ha sempre sollevato la domanda dei pendolari (“perché questa fermata in mezzo alla campagna, a soli tre minuti da Velletri, stazione di arrivo?”) viene concessa personalmente da Mussolini all’intellettuale futurista, da lui voluto nell’Accademia d’Italia sin dalla fondazione (1929) per facilitargli il raggiungimento della casa di campagna.
La “vigna Marinetti” , vista anche la particolarità della sua collocazione arcadica, e al tempo stesso perfettamente collegata al centro di Roma, raggiungibile in ferrovia in 50 minuti, potrebbe costituire un sito da dedicare ad attività culturali di alto profilo, progettate dal Comune in collaborazione con Regione e Ministero: sede estiva di scuole di specializzazione o di master, luogo d’incontro di particolare suggestione nella magnifica campagna veliterna, per festival periodici dedicati alla letteratura e all’arte del Novecento; edificio di rappresentanza del Comune di Velletri per le attività di alto profilo in relazione a illustri ospiti esterni e città europee gemellate.
Si ringrazia il professor Marco Nocca per le informazioni fornite.









