Al Teatro Nuovo di Velletri “A battaglia de Marino”

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PRESENTAZIONE DELLA COMPAGNIA
TEATRALE ‘A MATTICELLA
L’Associazione Culturale ‘A Matticella, è un’associazione di Velletri che si è costituita per la prima volta nel 2007 e fino al 2012, sotto anche il nome “Quelli della Matticella” si è distinta nel panorama culturale della città, per aver organizzato all’epoca numerose rappresentazioni teatrali tra cui la prima edizione della stagione teatrale” Velletri ieri, oggi e domani” presso l’allora Teatro Tognazzi, attuale Teatro Nuovo Velletri. Le opere che mette in scena sono commedie musicali dialettali ed hanno il fine di far conoscere alle nuove generazioni, ed a far riscoprire ai meno giovani, tradizioni e fatti storici del patrimonio culturale della nostra città attraverso il divertimento ed un linguaggio fruibile da tutti. Dietro alla realizzazione e messa in scena di ogni commedia è presente un lavoro innanzitutto di ricerca storica delle fonti e poi di scrittura dei testi e delle musiche e di preparazione artistica della compagnia, tutto frutto delle capacità e della passione per l’arte, la cultura ed il teatro. Tra le opere annoveriamo “Cencio Vennetta ‘o brigante da ‘a Madonna” liberamente tratta dall’opera letteraria del prof. Ponzo Giovanni, “‘A battaglia de Marino” ispirata alla nota poesia della letteratura veliterna di Giovanni Battista Iachini e “‘Na storia paesana all’ombra de Garibbardi” che partendo da un fatto realmente accaduto ad una famiglia veliterna, narra dello scontro tra i Borboni e le truppe comandate da Garibaldi in persona nella sua marcia verso Roma ai tempi della Seconda Repubblica Romana. Dopo circa 11 anni dall’ultima
esibizione, ci siamo da poco ricostituiti come
Associazione Culturale APS “‘A Matticella”.

PRESENTAZIONE DELL’OPERA E DEL
CONTESTO STORICO
Nel 1526, nell’ambito della lotta tra l’imperatore Carlo V d’Asburgo e il re di Francia Francesco I di Valois, i Colonna si schierarono contro papa Clemente VII che a sua volta era schierato con la Francia. Tra le alterne vicende, il 7 novembre 1526 il Papa scagliò un monitorio contro i Colonna, e il 10 novembre li scomunicò e scagliò anche un esercito contro i medesimi, al comando di Vitellio Vitelli. Nel dicembre 1526 il Papa Clemente VII inviò il legato pontificio Agostino Trivulzio a Velletri per comunicare la volontà del Papa di far radere al suolo tra gli altri feudi colonnesi, il feudo di Marino. Durante la distruzione di Marino furono particolarmente attivi soldati di Velletri, tanto che si ha il detto “Velletrani, rubba Madonne e rubba campane” perché fu sottratta la campana maggiore ed un quadro della Madonna del Popolo dalla Chiesa di Santa Lucia (adesso trasformata in Museo Civico) che però come per miracolo il giorno dopo tornò al suo posto, mentre la
Campana tutt’oggi è conservata a Velletri all’interno del Tempio del Sangue ubicato sulla Piazza Cesare Ottaviano Augusto. L’opera è liberamente ispirata alla poesia di Giovanni Battista Iachini da cui prende alcuni passi tal quali e che costituiscono i testi di alcuni dei brani cantati tra cui: “Llà dereto se sente sonane” che apre il I Atto e “Ssì fratemo tu…” che chiude lo spettacolo e narra in modo comico e spassoso le fasi della preparazione alla battaglia da parte di alcuni dei personaggi citati dal poeta nel testo originale (Peppetto, ‘Ntogno, Ciammuotto, Cremente, Gurgumiello e Peppone); nell’opera poi recita un ruolo da protagonista Don Angelo, detto “d’a Veccia che ppè caso era sordo a ‘na reccia e nun potte sentì” che è anch’esso citato da Iachini nella poesia, e poi vi sono tutti i personaggi femminili di pura fantasia, i bambini ed è presente il personaggio di Agostino Trivulzio (Padre Agostino) legato Pontificio ed emissario del Papa Clemente VII. Il primo atto si snoda tra dialoghi e stornelli spassosi derivanti dalle liti tra soldati e liti tra i soldati stessi e le rispettive mogli e sorelle, il momento divertente in cui Don Angelo deve far confessare ai soldati tutti i peccati per dar loro l’assoluzione e ben disporli dinanzi a Dio per la Battaglia e le esternazioni di preoccupazione e disperazione delle donne che temono per la vita dei loro congiunti o fratelli. Il Primo atto si chiude coi soldati che cantando a tempo di marcia si apprestano a partire e le donne che piangono disperate, mentre tra il primo ed il secondo atto viene messa in scena la rappresentazione della battaglia infuriata a Marino ed in cui alla fine i soldati veliterni riescono a trafugare la Campana Maggiore dalla Chiesa di Santa Lucia. Il secondo atto, dopo una fase iniziale in cui le donne si azzuffano e poi si consolano tra loro nell’ansia e nell’attesa del ritorno dei loro cari, prosegue con l’entrata di Don Angelo che cerca di supportare spiritualmente e moralmente tutte le “care figliuole” in pena, fino poi al rientro in scena graduale dei baldi soldati con Peppetto in testa che reciterà un passo della poesia intitolato “Tiosti tiosti comme ‘o fero” per raccontare cosa è successo a Marino, ed infine Gurgumiello e Cremente che portano in scena la Campana. L’opera si conclude con l’approvazione e la soddisfazione di Padre Agostino per conto del Papa per la vittoria e col canto finale “Ssì fratemo tu…” con cui si lancia un messaggio a tutti, ossia quello di avere sempre memoria, dai bambini agli adulti dei sacrifici fatti da chi cade e lotta in battaglia per un bene supremo che è la libertà e la fraternità delle persone e dei popoli.