2024, il bilancio di un impegno per l’ambiente

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Siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo di questo nostro anno 2024, cosa che ci impone la necessità di trarre un bilancio di tutte le iniziative di lotta e i progetti portati avanti sul nostro territorio dei Castelli Romani in difesa del suo patrimonio naturalistico ed agroforestale, nonché della salute dell’ambiente che significa anche salute dei cittadini.

Presso la Biblioteca Comunale di Genzano di Roma il progetto “Ottobre Scientifico”, con il suo ciclo di conferenze scientifiche sull’ambiente e la salvaguardia degli ecosistemi, è giunto quest’anno alla sua terza edizione ed ha visto partecipare un pubblico sempre più numeroso, più attento e sensibile alle tematiche ambientali ed alle politiche territoriali.

Sono ormai decenni che il territorio dei Castelli Romani ha subìto una sempre crescente ed aggressiva antropizzazione con una urbanizzazione quasi inarrestabile: opere di cementificazione ad uso non solo abitativo, ma anche industriale e commerciale (i centri commerciali, vera piaga del territorio, sono fra le opere che consumano maggiormente suolo), non hanno fatto altro che divorare spazio vitale per l’ecosistema a scapito della superficie forestale e ad uso agricolo; la conseguente impermeabilizzazione di centinaia di ettari di suolo ha determinato l’insorgenza del problema dell’impoverimento delle falde acquifere con conseguente rischio idrogeologico e di disponibilità idrica per tutti i Comuni dei Castelli Romani per gli anni a venire.

Sul problema del rischio idrogeologico, fra le cause si possono annoverare i seguenti fattori:
1) La già citata cementificazione che determina l’impermeabilizzazione dei suoli: ciò non permette la naturale percolazione delle acque meteoriche seguendone il corretto percorso (determinato dalle caratteristiche pedologiche, chimico-fisiche e strutturali dei terreni e dei sottostanti strati a componente argilloso-rocciosa a granulometria variabile fino alle strutture a morfologia litologica che nel complesso determinano la geologia degli areali di interesse); in questo caso viene provocato un defluivo delle acque su percorsi non corretti (come nella rete fognaria) e la loro dispersione in zone lontane.
2) L’impoverimento del patrimonio boschivo che vede nella ceduazione selvaggia e nel vero e proprio disboscamento di vaste aree uno degli attacchi più scellerati al nostro patrimonio naturalistico; venendo meno il nostro patrimonio forestale, si viene progressivamente a perdere il contributo che le aree boschive forniscono al fenomeno delle precipitazioni con il loro vero e proprio meccanismo di pompa biotica (aree verdi estese sono in grado di determinare veri e propri cambiamenti climatici su vaste regioni grazie a fenomeni di evapotraspirazione e conseguente condensazione del vapor acqueo).
3) Lo sfruttamento intensivo delle falde acquifere causato dalla presenza di migliaia di pozzi (in parte rilevante abusivi), nonché e soprattutto degli ingenti prelievi effettuati da ACEA, in ragione anche dell’abnorme aumento delle utenze: tali prelievi, quantitativamente, non riescono ad essere in qualche modo rimpiazzati con un rimpinguamento delle acque di falda, causa l’elevato sfruttamento nell’arco del tempo che procede ad una velocità ben superiore a quella richiesta dalla stessa falda per il recupero naturale delle proprie perdite.
4) Per quanto detto nel precedente punto 2) circa la ceduazione selvaggia che viene effettuata sui nostri territori, osserviamo che, oltre gli immensi ed irrimediabili danni apportati alla biocenosi del bosco e del sottobosco, le aree così scriteriatamente ceduate, causa il depauperamento o il totale venir meno della chioma verde protettiva, finiscono con il subire un vero e proprio processo di cottura e di laterizzazione sotto l’insistenza della radiazione solare, determinando così una ulteriore impermeabilizzazione di vaste superfici.

Il depauperamento del patrimonio forestale determina inoltre un vero e proprio restringimento, se non vera e propria distruzione, dell’habitat di molte specie di insetti utili (impollinatori), mammiferi e roditori del sottobosco (quali tassi, ricci, talpe ed anche volpi ed ungulati), nonché di una ricca avifauna sia stanziale che migratoria.

Il danno ambientale che si sta determinando nell’area dei Castelli Romani è quindi immenso, non solo perché danno perpetrato a scapito dell’intero bioma (l’insieme del biotopo, cioè dell’areale, e della biocenosi, cioè l’insieme delle specie viventi che risiedono in esso), ma anche perché avrà pesantissime ripercussioni in campo economico e sociale: un territorio impoverito delle proprie bellezze naturalistiche perderà anche di significato dal punto di vista turistico; la crisi delle forniture idriche, che si prevede essere il rischio degli anni a venire, metterà a repentaglio la stessa esistenza di migliaia di attività commerciali e di ristorazione. A questa catastrofe seguirà inevitabilmente nel giro di qualche decennio una vera e propria dispersione demografica con conseguente sfaldamento del tessuto sociale e della stessa storia e cultura dei nostri territori. Naturalmente non dobbiamo neanche dimenticare che i nostri due bacini lacustri, il Lago di Castel Gandolfo e il Lago di Nemi, hanno visto l’abbassamento del proprio livello idrico con la perdita di svariate decine di milioni di metri cubi di acqua.

Di tutti i problemi qui elencati ci si è occupati nella realizzazione del progetto “Ottobre Scientifico” con un ciclo di conferenze tenute dal sottoscritto e dall’amico Ing. Fabio Macchi, ingegnere chimico esperto nella gestione e recupero delle acque industriali e con indiscutibile competenza nelle problematiche dei nostri territori, in collaborazione con l’APS “Centro Arcipelago” di Genzano. Nell’ambito di questo progetto si è aggiunta quest’anno la collaborazione del “Comitato Protezione Boschi Colli Albani” con un preziosissimo apporto di conoscenze specifiche sulla realtà dei Castelli Romani, sulle politiche sin qui perseguite (sovente con i metodi più insani e privi di criterio) dalle nostre Amministrazioni locali. Il Comitato, che poche settimane fa ha compiuto il suo primo anno di vita, grazie al suo corpo costituito da membri coraggiosi, tenaci e competenti, ha portato a compimento nell’arco di pochi mesi una serie di iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che hanno avuto un risvolto sulla stampa e la televisione locale, nonché su diversi canali digitali: ricordo qui, fra le tante, le due “secchiate” ai laghi di Nemi e Castel Gandolfo che hanno visto la partecipazione di centinaia di persone e la grande conferenza tenuta dal Prof. Alessandro Bottacci, scienziato di fama e già direttore del Parco delle Foreste Casentinesi e dal Dott. Emanuele Loret, idrobiologo ed esperto conoscitore delle caratteristiche orografiche ed idrogeologiche peculiari dei nostri territori. Ricordo data e luogo di questo straordinario evento che dovrebbe essere senza esagerazione considerato di significato epocale per la nostra stessa comunità: 23 novembre scorso presso Palazzo Cesarini Sforza a Genzano di Roma. Un evento che ha visto la partecipazione di un folto pubblico di circa un paio di centinaia di persone e che, senza neanche volerlo, ha messo in evidenza l’ignavia dell’attuale Amministrazione del Comune di Genzano a guida Zoccolotti, la quale ha dimostrato la propria totale incapacità di comprendere la gravità delle attuali problematiche ambientali locali, non solo non concedendo il proprio patrocinio ed il benché minimo sostegno ad una simile iniziativa, ma non degnandosi nemmeno di mandare almeno un assessore o perlomeno un consigliere comunale per uno straccio di saluto istituzionale! Questa mancanza di “savoir-faire”, di vera e propria educazione politica ed istituzionale si è dimostrata essere una prerogativa di molte Amministrazioni nel nostro territorio dei Castelli Romani. Ricordo un convegno istituito da un Comitato di cittadini contro l’ampliamento del cementificio Fassa-Bortolo sul territorio del Comune di Artena, avvenuto in Velletri in data 18/10/2024: in quell’occasione fui invitato in qualità di Fisico e Chimico per esporre, insieme ad altri esperti, il mio parere sull’impatto ambientale che avrebbe avuto l’ampliamento di un cementificio che, accanto alla lavorazione a freddo dei materiali, avrebbe introdotto una lavorazione a caldo con l’installazione di due forni tipo Maerz. Orbene, su 27 sindaci invitati a partecipare alla conferenza solo tre Amministrazioni avevano mandato propri rappresentanti! Non vi può essere alcuna scusante del tipo che i sindaci o chi ne potrebbe far le veci sono oberati da altri impegni istituzionali, perché il loro primo impegno, anzi dovere, istituzionale è quello di sentire le istanze sollevate dai propri cittadini! Abbiamo purtroppo Amministratori che spesso dimenticano di essere cittadini al servizio di altri cittadini e fraintendono il loro rapporto con la cittadinanza come fosse un rapporto padrone-suddito: in questo spirito è ben difficile sperare in una gestione virtuosa del territorio e delle sue risorse.

In ragione di tutto quanto esposto sopra, sebbene le difficoltà incontrate, causa soprattutto la sordità delle Istituzioni e delle Amministrazioni locali, siamo ben consci che la nostra lotta si presenterà come una impresa dura, erta di difficoltà ed ostacoli, che richiederà tenacia, impegno e coraggio. In quanto liberi cittadini, svincolati da qualsivoglia pastoia politica e di partito, convinti di portare avanti una lotta in difesa del futuro del nostro ambiente e della stessa vita, non demorderemo. L’esempio offerto dal Comitato Protezione Boschi Colli Albani con il quale mi onoro di collaborare, come anche l’esempio offerto dalle iniziative di lotta intraprese da altri comitati e gruppi di cittadini presenti sul territorio, deve rappresentare solo l’inizio di un cambiamento epocale fatto di lotte ambientaliste, di sensibilizzazione diffusa della cittadinanza e di istanze intese ad un cambiamento di condotta da parte di chi ha la responsabilità di amministrare i nostri territori.

Infine, come Comitato Protezione Boschi Colli Albani, ma anche come organizzatori del progetto “Ottobre Scientifico”, abbiamo già provveduto a far comprendere a qualsivoglia forza o partito politico (specie quelli che tanto amano proclamarsi “verdi” ed “ecologisti”, ma che anche loro hanno una bella dose di responsabilità nelle scelte non certo rispettose dell’ambiente in diverse Amministrazioni locali) di evitare di mettere il cappello sulle nostre iniziative cercando di intestarsene qualche merito in maniera ambigua: la difesa dell’ambiente è qualcosa che riguarda tutti e non ha colore di partito; le leggi alla base dell’esistenza stessa dei nostri ecosistemi non hanno colore politico, perché sono leggi della fisica, della chimica, della termodinamica, della biologia, della geologia……. Invitiamo piuttosto i nostri politici ed Amministratori, di qualsiasi colore essi siano, a degnarsi di incominciare ad aprire qualche buon testo scientifico e a farsi una cultura in proposito: fosse la volta buona che incominciano anche loro a comprendere la portata dei rischi e delle sfide che tutti noi dovremo affrontare nei prossimi decenni!

Lucio Allegretti