Velletri, al Dopolavoro Ferroviario l’Assemblea sul tema Fassa-Bortolo

Sono ormai decenni che il nostro territorio dei Castelli Romani, come molte zone ad esso limitrofe, sta subendo un tanto sconsiderato quanto criminale attacco fatto di cementificazioni, insediamenti di centri commerciali (che fra l’altro hanno ucciso la piccola distribuzione e con essa un prezioso ingrediente per la tenuta del tessuto sociale), scellerato consumo di suolo, scriteriato sfruttamento delle falde acquifere, ceduazione selvaggia e disboscamento con conseguente distruzione del nostro patrimonio forestale, i cui esiti non possono che avere, senza tema di smentita o di esagerazione, un epilogo esiziale sull’intera biocenosi presente sui nostri territori. Di queste nefande scelte ne sono in primis responsabili la politica e le nostre Amministrazioni locali, le quali, a prescindere dal colore politico (compresi quei partiti che con la massima faccia tosta amano definirsi “Verdi” e “ambientalisti”), pare abbiano fatto a gara a chi volesse infliggere all’ambiente i colpi più gravi. Nella mentalità dei nostri Amministratori prevale l’idea che amministrare un territorio con la sua comunità significhi esclusivamente svolgere il ruolo di quel ragioniere intento solamente a “batter cassa”, ignorando così tutte quelle peculiarità, fragilità, risorse preziose da tutelare e potenzialità che caratterizzano un’area come quella dei nostri Castelli Romani. Questi ignoranti e manifestamente incapaci (ahimè, con ben poche eccezioni!) che governano ed amministrano i nostri territori, ben poco, pare, si rendano conto del valore del patrimonio di storia, di ricchezze archeologiche e naturalistiche, nonché antiche tradizioni e peculiarità nella produzione agricola ed enogastronomica presente in loco: essi ignorano che più un territorio è ricco e variegato in storia e caratteri ecosistemici (come biocenosi, configurazione orografica ed idrogeologica), più di regola è soggetto ad una molteplicità di delicati e complessi equilibri, che quindi ne richiedono costante monitoraggio, cura e tutela; essi ignorano che più un ambiente, un ecosistema è ricco, più è delicato come qualsiasi complessa macchina.
Ciò premesso, fra le nefaste scelte intraprese in questi anni vi è quella che ha permesso l’insediamento sul nostro territorio e nelle zone ad esso afferenti di attività industriali che mal si coniugano con le esigenze di rispetto e tutela del nostro ambiente. Una di queste attività è palesemente rappresentata dall’impianto della Soc. Fassa-Bortolo sul territorio del Comune di Artena. A chi vive in zona è nota la storia di questo cementificio che ha deciso di convertire una produzione cosiddetta “a freddo” in una “a caldo” con l’installazione di due forni tipo Maerz, i quali, inizialmente concepiti come alimentati con combustibile costituito da cascami di legno, trucioli e sottoprodotti di segheria, nelle successive varianti si presentavano come alimentabili anche con biomassa (e qui, mi si permetta, sorge il sospetto che forse ci sia qualche collegamento con le attività di ceduazione portate avanti con metodi a dir poco brutali sul nostro patrimonio boschivo). In una ancor successiva variante si è prospettata la possibilità di sostituire i forni Maerz con altri tipi di forno che permetterebbero una alimentazione costituita da qualsivoglia tipo di cascame, compreso il rifiuto solido urbano indifferenziato in tutte le sue tipologie e varietà: in questo caso un impianto industriale deputato alla produzione di un determinato prodotto verrebbe trasformato in un sistema multifunzionale, fungendo anche da vero e proprio inceneritore.
Non voglio entrare qui nei dettagli tecnici di tutto un iter fatto di varianti richieste ed apportate all’impianto in questione: un percorso fatto di azioni intraprese in deroga alle normative di tutela ambientale e paesaggistica, di giudizi di valutazione di impatto differenti e in plateale contraddizione fra loro; di scorrettezze e motivazioni non sempre limpide e ben difficili a comprendersi, se non alla luce di quell’idea di base che si chiama profitto. Lucrare sull’ambiente riempie la tasca di pochi a detrimento del bene di molti: si tratta di nefaste scelte che portano ad un irreversibile depauperamento ambientale con un immenso ed irreparabile danno per il paesaggio e per tutte le forme di vita che ne determinano caratteristiche, ricchezza e bellezza; si tratta di un cammino che come inevitabile conseguenza porta risvolti negativi sulla salute e sull’economia stessa di intere comunità.
Se, come paventato, si intraprendesse la scelta di seguire una variante che prevede l’uso di forni alimentabili con qualsiasi sorta di cascame (e quindi non escludente l’uso del rifiuto solido urbano o altre tipologie di indifferenziata), le ricadute sul territorio e sulla salute dei residenti sarebbero nel medio e lungo termine a dir poco drammatiche. Tipologie di cascami contenenti materie plastiche, fibre acriliche e derivati sintetici dell’industria petrolchimica possono liberare nei processi di combustione molteplici inquinanti estremamente tossici, fra cui derivati policiclici come il benzopirene e molecole affini, il cui elevatissimo potere cancerogeno è dato incontrovertibilmente acclarato. Non sono neanche da sottovalutare le reazioni che portano alla formazione dei cosiddetti ossidanti fotochimici o inquinanti secondari. È infatti accertato che in tutte le aree sottoposte alla presenza di idrocarburi o di prodotti chimici di combustione dei loro derivati (come polimeri plastici) e di ossidi di azoto (anche questi derivanti come sottoprodotti nei processi di combustione), in presenza di intensa radiazione solare, si ha formazione nell’atmosfera di specie ossidanti: oltre all’ozono si hanno perossido d’idrogeno, perossidi ed idroperossidi come il perossiacetilnitrato (PAN) e il perossibenzoilnitrato (PBN). Queste sostanze, irritanti e dannose per la vegetazione e l’intero ambiente a causa del loro spiccato potere ossidante, sono riconosciute come responsabili del cosiddetto smog fotochimico. Inoltre, altri inquinanti alogenati come le diossine clorurate (molecole fra l’altro molto stabili in grado di permanere nell’ambiente anche per molti decenni) provengono da polimeri plastici clorurati, i quali, nelle complesse reazioni ossidative di combustione, si combinano con altre molecole, quali gli ftalati (altamente cancerogeni) presenti come additivi negli stessi materiali plastici.

Mi fermo qui, anche se vi sarebbe ben altro da aggiungere dal punto di vista chimico sull’immane rischio cui sono soggetti i nostri territori. Con queste mie brevi osservazioni ho voluto soltanto rendere una idea sulla portata di ciò che potrebbe accadere nel giro di una manciata di anni se la tanto paventata attività industriale oggetto di queste considerazioni prendesse corpo sul nostro territorio. Sulle conseguenze a medio e lungo termine sulla salute umana lascio immaginare ed invito chiunque a smentirmi in proposito.
Sul tema riguardante i rischi comportati dallo sviluppo delle attività della Soc. Fassa-Bortolo come fin qui esposto, ci si è confrontati in un incontro tenutosi presso i locali del Dopolavoro Ferroviario di Velletri nella serata di giovedì 19 dicembre scorso. In questa occasione sono state presentate e chiarite da parte dell’Ing. Leonardo Caponera serie di dati riguardanti fattori di rischio a livello di inquinamento e impatto ambientale che si intravvedono per il futuro come conseguenza dell’attività dell’impianto della summenzionata azienda. Fra i cittadini convenuti anche l’amico Emilio Bongiovanni che, grazie alla sua accurata conoscenza della realtà dei territori fra Lariano ed Artena, ha dato un contributo chiarificatore preziosissimo con un suo intervento e di questo non posso che ringraziarlo personalmente di cuore.
Infine, una mia nota di chiusura e di questo mi scuso se potrò come al solito sembrar polemico: questo evento del 19 dicembre scorso presso il Dopolavoro Ferroviario di Velletri, come altri eventi, quali la conferenza tenuta dal Prof. Bottacci il 23 novembre scorso presso Palazzo Cesarini Sforza a Genzano e promossa e organizzata dal Comitato Protezione Boschi Colli Albani, è iniziativa di liberi cittadini. Voglio con ciò dire (e non mi stancherò mai di ripeterlo) che trattasi di iniziative intraprese da cittadini che operano in piena libertà ed autonomia, indipendentemente da qualsiasi forza politica o di partito, in quanto convinti che una lotta in difesa dell’ambiente non deve assolutamente conoscere colore ideologico qualsivoglia: le leggi della Natura, come più volte da me in tante occasioni detto, quelle complesse leggi che regolano gli ancor più complessi e delicati meccanismi alla base della nostra stessa vita non conoscono colore di partito. Pertanto una seria lotta ambientalista non può essere svilita dal partito di turno che, proclamandosi verde ed ecologista per l’occasione, tende a promuovere se stesso e la propria immagine a fini elettorali o di proselitismo. Forse sarebbe ora che l’intera nostra classe politica (nessuno escluso!) imparasse a prender coscienza del grave stato di necessità e di rischio cui sono soggetti i nostri territori e rinunciasse alla tentazione di ridurre qualsiasi evento riguardante la vita ed il futuro degli stessi cittadini a propria passerella promozionale.
Lucio Allegretti









