La difesa dei nostri territori

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In un bellissimo libro del biologo e scienziato Renato Massa dal titolo “Il secolo della biodiversità” (Ed. Fondazione Alce Nero/Jaca Book – marzo 2005), l’Autore denuncia in termini tanto chiari, quanto accorati, la classica tendenza tutta italiana al consumo irrazionale ed indiscriminato del territorio: siamo l’unico caso al mondo nel quale un buon quarto della superficie del Paese (quanto Belgio e Paesi Bassi messi insieme!) è stato devastato da cementificazioni e strutture varie, spesso poi abbandonate (come molte decine di migliaia di capannoni industriali ormai ruderi stanno a testimoniare sull’intero territorio nazionale) e dove, sebbene un sensibile calo demografico previsto negli anni a venire e già sensibilmente in atto, nonché la presenza dell’equivalente di milioni di unità immobiliari non occupate, si continuino a costruire case. Tutte queste scelte, che a qualsiasi persona dotata di un minimo barlume di buon senso non possono altro che rivelarsi scriteriate, anzi scellerate, sono esclusivamente dettate da una logica di profitto: un profitto becero, insensato, figlio di una profonda ignoranza purtroppo incarnata nell’animo di non pochi italiani. Sandro Pignatti, altro biologo ambientale e ricercatore di fama, denuncia l’insensibilità storica degli italiani verso le istanze ambientali a differenza di altri popoli, come tedeschi, anglosassoni o scandinavi, i quali hanno una tradizione di cultura naturalistica testimoniata apertamente persino attraverso le arti figurative, la letteratura e la musica.

Da quanto sopra, emerge la mia personale amara constatazione che scarsa ancora è la sensibilità ambientale nel nostro Paese, anche se  per fortuna sempre più persone hanno imparato a comprendere quanto sia preziosa ed irrinunciabile la protezione e la conservazione del nostro patrimonio ambientale, nonché l’importanza della mobilitazione attraverso comitati spontanei di cittadini ed associazioni varie per portare avanti un’opera di sensibilizzazione e di diffusione della conoscenza circa i rischi e gli scenari che coinvolgeranno in futuro la vita dei nostri stessi figli e nipoti. A tutto ciò sembra restare indifferente la politica a tutti i livelli come anche le Amministrazioni dei nostri territori. Anche i cosiddetti partiti verdi di altisonantemente dichiarata ispirazione ecologista e ambientalista pare abbiano fatta propria quella filosofia cialtrona che li vede solo capaci di declamare slogan e farsi vivi presso gli elettori esclusivamente in occasione delle tornate elettorali, ma per il resto tacere anche in quelle Amministrazioni ove essi stessi governano circa lo scempio quotidiano perpetrato a danno del nostro patrimonio naturalistico. Ci si lamenta dei morti che spesso ci scappano in occasione di ogni alluvione e di altre avversità meteorologiche, fenomeni ormai sempre più frequenti e severi, ma non si leva mai il dito contro una gestione dei territori che ha permesso per decenni di costruire dove non lo si sarebbe assolutamente dovuto fare; una gestione che crede di risolvere il problema delle esondazioni dei corsi fluviali irreggimentandone il flusso con la costruzione di argini in cemento armato (scelta a dir poco folle!); una gestione che ha tollerato le più indecenti pratiche di disboscamento e ceduazione selvaggia, anziché investire in vaste opere di rimboschimento.

Negli ultimi cinquant’anni l’Italia ha perso oltre un terzo del nostro patrimonio arboreo d’alto fusto, riducendosi quest’ultimo ad una stima inferiore ai diciotto miliardi di alberi; nello stesso periodo la Germania ha visto aumentare quello stesso patrimonio di oltre il 25% e oggi le foreste tedesche possono vantare un patrimonio stimato di oltre novanta miliardi di alberi, più di mille per ogni abitante (la Repubblica Federale Tedesca attualmente conta circa 85 milioni di abitanti); laghi ed invasi della Sicilia sono ormai prosciugati e totalmente cotti dal sole e la stessa fine rischiano di fare nel giro di pochi anni i nostri due bacini lacustri qui ai Castelli Romani.

A proposito di quanto sta accadendo qui da noi sul confine fra i Comuni di Ariccia e Genzano non posso non segnalare i due casi di Parco Romita e Collepardo, due siti che insistono sul territorio del Comune di Ariccia. Il parco che si affaccia su Via Giuseppe Romita, traversa di Via Ramo d’Oro, rischia di sparire assieme ai suoi bellissimi pini, per essere trasformato in un parcheggio in vista della realizzazione di una struttura sanitaria privata che si prevede dovrebbe sorgere su un’area afferente al parco stesso. Per quanto riguarda il sito di Collepardo, questa è una importante area di interesse naturalistico, già sfuggita in passato alle mire di qualche speculatore che ne aveva previsto qualche forma di lottizzazione; qui ora si paventa il pericolo di una nuova mira: la realizzazione di un chiosco con un punto di ristoro per la vendita di porchetta. Possiamo immaginare come vanno queste cose, visti innumerevoli esempi tutti italiani: un chiosco che poi diventa una fraschetta e magari si espande successivamente diventando un ristorante. E poi volete che una fraschetta o un ristorante non richiedano un bel parcheggio per i frequentatori? Risultato: una bella colata di cemento accompagnata da una altrettanto bella spianata di asfalto e dopo ciò possiamo dire anche addio al nostro Collepardo! Non mi fido di coloro che iniziano sempre con qualche proposta “inoffensiva” del tipo “ma che volete possa minacciare la presenza di un piccolo chiosco?”. Troppi cattivi esempi hanno visto i nostri territori fra cambi di destinazione d’uso e abusi legalizzati con le solite sanatorie! Collepardo è un sito di interesse naturalistico riconosciuto e non può subire attacchi solo per il profitto di qualcuno: un patrimonio ambientale di tutta una comunità non può essere deturpato o sacrificato per il guadagno di qualcuno sensibile solo a ciò che può entrare nella sua tasca. Personalmente io inviterò chiunque sempre a boicottare tutte quelle attività commerciali che con la loro condotta si rivelano irrispettose dell’ambiente ed insensibili ad ogni istanza di tutela del nostro patrimonio naturalistico.

È quindi importante la presenza di cittadini e volontari organizzati in associazioni e comitati che possano portare avanti una azione di vigilanza, che possano far sentire la propria voce presso le nostre Amministrazioni, anche a mezzo di petizioni e raccolte di firme al fine di porre un argine a quel malcostume fatto di tolleranza e permissivismo nei confronti di chi fa dello scempio del territorio il mezzo per il proprio profitto. In varie occasioni il Comitato Difesa Boschi dei Colli Albani ha organizzato raccolte di firme con la presenza di presidi di volontari sul territorio per la difesa di Parco Romita e di Collepardo: chiunque ne avrà la possibilità è invitato a dare il proprio contributo apponendo semplicemente una firma (necessario un documento per la registrazione). Non lasciamo spazio agli speculatori: il loro profitto di oggi si traduce in futuro rubato ai nostri figli!

Lucio Allegretti